Bonus POS 2026: Agevolazioni, Credito d'Imposta e POS Senza Canone
Il bonus POS è il credito d'imposta sulle commissioni dei pagamenti elettronici: il 30% per le transazioni e-commerce e il 25% per i POS fisici, fino a 2.000 euro l'anno per ricevente (fonte: Agenzia delle Entrate). Spetta alle imprese con ricavi fino a 400.000 euro e va indicato in F24 con il codice tributo 6916, quadro RU.
Agevolazioni POS nel 2026: cosa esiste davvero
Credito d'imposta, bonus sull'affitto e offerta RoxPay a confronto
| Voce | Cosa prevede nel 2026 | Nota |
|---|---|---|
| RoxPay POS Smart | Terminale attivato senza canone mensile, pricing IC++ a transazione | Attivazione con P.IVA in 24 ore |
| Bonus POS (art. 22 DL 124/2019) | Credito d'imposta 30% sulle commissioni e-commerce, 25% sui POS fisici | Fino a 2.000 euro annui per ricevente |
| Bonus affitto POS (art. 12-bis DL 124/2019) | Credito sul canone di noleggio del terminale | Risorse esaurite, non più erogato |
| Tariffe blended di mercato | Percentuale unica tra 0,99% e 1,95% secondo il provider | Il credito d'imposta si applica su un costo di partenza più alto |
Fonti: Agenzia delle Entrate (infogen credito d'imposta su commissioni pagamenti elettronici), listini pubblici dei provider. Le percentuali del credito d'imposta dipendono dal tipo di transazione e dal livello di intermediazione.
Cos'è il bonus POS e perché esiste
Il bonus POS è il nome con cui esercenti e professionisti chiamano il credito d'imposta sulle commissioni dei pagamenti elettronici, previsto dall'art. 22 del decreto-legge 124/2019. Lo Stato restituisce una quota delle commissioni pagate all'operatore finanziario per incentivare l'adozione dei pagamenti elettronici e per ridurre l'evasione fiscale.
I tassi riconosciuti sono due. Il 30% si applica alle commissioni relative alle transazioni elettroniche remote, cioè i pagamenti online. Il 25% si applica alle transazioni con POS fisici in negozio. In entrambi i casi il riconoscimento è limitato a 2.000 euro annui per ciascun ricevente, secondo l'infogen dell'Agenzia delle Entrate sul credito d'imposta su commissioni pagamenti elettronici.
Il meccanismo opera a posteriori: l'esercente paga la commissione all'acquirer, matura il credito d'imposta e lo utilizza in compensazione. Per questo la scelta del provider pesa due volte: più la commissione di partenza è alta, più il recupero resta parziale. Il funzionamento delle commissioni è spiegato nella guida alle commissioni delle carte di credito.
Chi ne ha diritto: requisiti e limiti
Il credito d'imposta spetta alle imprese con ricavi fino a 400.000 euro, come indicato nelle informazioni operative dell'Agenzia delle Entrate (art. 22 DL 124/2019). Rientrano esercenti, commercianti e professionisti che pagano commissioni a operatori finanziari per l'erogazione dei servizi di pagamento.
Le condizioni pratiche:
- Le commissioni devono riguardare transazioni tracciabili effettuate con carte di debito, credito o altri strumenti elettronici.
- La quota riconosciuta dipende dal tipo di transazione: 30% per i pagamenti online, 25% per i pagamenti con POS fisico.
- Il tetto è 2.000 euro l'anno per ricevente: sopra questa soglia le commissioni restano interamente a carico dell'esercente.
- Il credito va indicato in dichiarazione con il codice tributo 6916 nel quadro RU del modello F24.
Chi usa tariffe blended elevate (per esempio l'1,95% flat di alcuni provider) vede il ristoro ridurre un costo che resta comunque alto in assoluto. Chi parte da un pricing trasparente parte da un importo inferiore, quindi il recupero incide su un costo già contenuto.
Il bonus sull'affitto del POS: perché non è più disponibile
Accanto al credito sulle commissioni esisteva un secondo incentivo, spesso confuso con il primo: il credito d'imposta sul canone di noleggio del POS, previsto dall'art. 12-bis del DL 124/2019, che restituiva il 50% del canone di affitto del terminale fino a un massimo di 50 euro l'anno.
Le risorse dedicate a questo bonus sono esaurite: l'incentivo sul noleggio non è più erogato, come riportato dalle fonti di settore sul tema. Chi oggi cerca il bonus POS per l'affitto del terminale non lo trova più come agevolazione pubblica.
La conseguenza pratica per chi deve scegliere un POS nel 2026: conviene partire da un terminale senza canone, così la voce di costo fissa non esiste affatto. RoxPay attiva il POS Smart senza canone mensile e applica un pricing IC++ trasparente: €0,15 + dallo 0,35% allo 0,85% (IC++) per transazione. La guida al POS gratuito spiega come funziona il modello senza canone e dove si nascondono i costi nelle tariffe alternative.
Come si calcola e si usa: codice tributo 6916
Il calcolo del credito d'imposta è una procedura meccanica, utile da verificare con il commercialista.
Verifica il limite di ricavi
Il credito spetta alle imprese con ricavi fino a 400.000 euro nell'anno di riferimento (fonte: Agenzia delle Entrate).
Somma le commissioni pagate
Raccogli da estratti conto e fatture dell'acquirer le commissioni effettivamente pagate sulle transazioni tracciabili dell'anno.
Applica la percentuale per tipo di transazione
30% sulle commissioni dei pagamenti online, 25% su quelle dei POS fisici, entro il tetto di 2.000 euro annui per ricevente.
Compila il quadro RU del F24
Indica il credito con il codice tributo 6916 in compensazione orizzontale, come descritto nell'infogen dell'Agenzia delle Entrate.
Automatizza il riepilogo
Con RoxPay la dashboard fornisce il riepilogo mensile delle commissioni utile per la compilazione, senza ricostruire i dati a mano.
Bonus POS e POS senza canone: il conto pratico
Facciamo un esempio su 10.000 euro di incassi elettronici mensili in negozio. Con una tariffa blended all'1,95% le commissioni sono 195 euro al mese. Il credito d'imposta del 25% sui POS fisici recupera 48,75 euro: il costo netto resta di circa 146 euro al mese.
Con un pricing trasparente la base di partenza cambia: €0,15 + dallo 0,35% allo 0,85% (IC++) significa che il costo vivo della transazione (interchange regolato dal Regolamento UE 2015/751 a 0,2% sul debito e 0,3% sul credito, più scheme fee) è separato dal markup. Su un mix con prevalenza di carte di debito europee il costo effettivo scende, e il credito d'imposta del 25% si applica su un importo già ridotto.
Il risultato operativo: l'agevolazione fiscale recupera una quota, la struttura del pricing decide quanto resta da pagare. La simulazione voce per voce dei provider è nel confronto sulle commissioni Nexi, che usa la stessa logica IC++.
Checklist per verificare quanto puoi recuperare
- Verifica i ricavi dell'anno: sopra 400.000 euro il credito d'imposta non spetta.
- Separa le commissioni dei pagamenti online (30%) da quelle dei POS fisici (25%).
- Controlla che le transazioni tracciate rientrino nei livelli di intermediazione previsti dalla norma.
- Verifica di non aver già raggiunto il tetto di 2.000 euro annui per ricevente.
- Confronta il costo netto dopo recupero con l'offerta di un provider a pricing IC++ senza canone.
Domande Frequenti
Cos'è il bonus POS nel 2026?
Il bonus POS è il credito d'imposta sulle commissioni dei pagamenti elettronici previsto dall'art. 22 del DL 124/2019: 30% per le transazioni e-commerce e 25% per i pagamenti con POS fisico, fino a 2.000 euro l'anno per ricevente, secondo l'infogen dell'Agenzia delle Entrate.
Il bonus sull'affitto del POS è ancora attivo?
No. Il credito d'imposta sul canone di noleggio del terminale (art. 12-bis DL 124/2019, 50% del canone fino a 50 euro) è esaurito: le risorse dedicate non sono più erogate, come riportano le fonti di settore sul tema.
Chi ha diritto al credito d'imposta del 30%?
Le imprese con ricavi fino a 400.000 euro che pagano commissioni a operatori finanziari per transazioni elettroniche tracciabili. La quota è 30% per i pagamenti online e 25% per i POS fisici, entro il tetto di 2.000 euro annui per ricevente.
Come si usa il codice tributo 6916?
Il credito d'imposta maturato va indicato nel quadro RU del modello F24 con il codice tributo 6916, in compensazione orizzontale. RoxPay fornisce dalla dashboard il riepilogo mensile delle commissioni utile per la compilazione.
Il credito d'imposta vale anche sulle commissioni RoxPay?
Sì. Il credito d'imposta sulle commissioni si applica alle commissioni addebitate da qualsiasi operatore finanziario, come indicato nelle informazioni dell'Agenzia delle Entrate. Con il pricing IC++ di RoxPay (€0,15 + dallo 0,35% allo 0,85%) il recupero si applica su un costo di partenza già più basso delle tariffe blended.
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